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Una città come Cremona potrebbe fare a meno di Internet e del Web? In fondo siamo pochi, ci conosciamo tutti e le informazioni sono semplici da gestire, ma è forse nelle piccole realtà che la rete assolve meglio al suo compito. Ecco perché.

Vi ricordate com’era il mondo, Cremona in particolare, prima dell’avvento della rete e, soprattutto, prima della nascita e della diffusione dei social network? Non parliamo di un periodo lontano, ma di un lasso di tempo che non supera il decennio e che, per moltissimi, si riduce addirittura ad un lustro o poco più.

Il boom dei social, infatti, che pure hanno mosso i primi passi all’alba del nuovo millennio, nel nostro paese è avvenuto alla fine del primo decennio degli anni 2000, con una punta significativa soltanto nel 2010, dopo alcuni anni di “rodaggio” a carico degli “smanettoni” del web, che li hanno adottati qualche anno prima della massa.

Tra i primi a diffondersi in tutto il mondo c’erano già nel 2003 MySpace e Linkedin, “specializzati” l’uno sulla musica e lo spettacolo, l’altro sul mondo del lavoro; poi arrivò Facebook, nel 2004, pronto ad emergere in un panorama che si stava popolando e nel quale solamente pochissimi sarebbero sopravvissuti, negli anni a venire.

In Italia la diffusione dei social network non fu rapida come in altre parti del mondo. Ci vorranno 4 o 5 anni, prima che Facebook esplodesse anche qui, ma la percezione iniziale fu molto diversa, da quella che abbiamo ora.

All’epoca, e fino alla seconda decade del secolo, quegli strumenti sembravano davvero rappresentare qualcosa di virtuale, dietro cui le persone in qualche modo si nascondevano, adottando soprannomi, “nickname” o addirittura identità fittizie, che ancora oggi riescono ad emergere in un mondo che, nel frattempo, si è notevolmente avvicinato alla realtà ed è entrato prepotentemente nelle vite di tutti.

In pochi anni il gap tra virtuale e reale si è appiattito, fino a diventare impalpabile. Ma cos’è successo in quel breve lasso di tempo? Si deve tornare indietro al 2007 - 2008, per capirlo. Il 29 giugno del prossimo anno si celebreranno infatti i 10 anni di un prodotto (ma soprattutto di un’idea) che ha cambiato il mondo in modo irreversibile: l’iPhone della Apple di Steve Jobs.

Un’idea, quella del genio americano scomparso nel 2011, che ha spalancato le porte ad una nuova rivoluzione, la più importante di tutte, che in meno di 10 anni ha visto la RETE MOBILE diventare una protagonista assoluta del cambiamento e un poderoso driver per le nuove tecnologie.

Ovviamente Steve Jobs non ha meriti rispetto alla tecnologia della rete mobile, la cui evoluzione era già in atto prima dell’iPhone, ma la sua scommessa (stravinta) è stata quella di indovinare il momento giusto per portare i benefici di quella tecnologia a tutte le persone, grazie ad un dispositivo che non si limitasse più a telefonare, a ricevere email e poco altro, ma che cambiasse tutto, grazie alle sue App e alle sue capacità.

Se prima dell’iPhone tutto quello che passava nel monitor dei nostri computer ci sembrava virtuale e lontano, dunque, dagli smartphone in avanti la nostra percezione è cambiata in modo netto, grazie anche alle decine di altre piattaforme che hanno portato internet e la rete nelle vite di tutti, in qualsiasi momento, senza nemmeno più la necessità di attaccare un filo ad una spina, per usufruirne.

Un cambiamento che, in qualche misura, ha preso in contropiede gli stessi “geni” che avevano cambiato il mondo con le loro piattaforme, se è vero che nel 2014 Mark Zuckerberg, CEO di Facebook, dovrà mettere sul piatto ben 19 miliardi di dollari, per acquistare WhatsApp, l’applicazione di messaggistica istantanea multipiattaforma per smartphone, creata appena nel 2009 e già utilizzata da milioni di utenti in tutto il mondo.
In un lasso di tempo brevissimo, il monopolio del PC sulla rete internet è spazzato via dalla rete mobile e dagli smartphone, che riscrissero completamente la storia della comunicazione e delle relazioni tra le persone, che oggi viaggiano in tempo reale sul filo dei gruppi WhatsApp e di altre applicazioni che stanno cambiando in modo netto il nostro modo di vivere e la nostra percezione della realtà.

Anche in una piccola città in cui ci si conosce tutti, come Cremona, in cui i “gradi di separazione” tra le persone erano già pochi, prima della rete, che però è utilizzata pressoché da tutti e per ciascuno sta rappresentando una svolta epocale, sia per quel che riguarda il mondo del lavoro, sia nella vita privata, sempre più regolata dai suoni e dalle vibrazioni dei nostri dispositivi.

Paradossalmente è proprio in un contesto come questo, che la “magia” della rete mobile assolve meglio il suo compito e ci permette di apprezzare la differenza tra un prima, fatto di telefonate, fax ed sms, ad un dopo in cui comunicare è la cosa più semplice che ci sia, nonostante sia aumentato il numero dei mezzi e delle tecnologie per farlo.

La differenza sostanziale tra l’era del PC e quella dello smartphone? Il secondo è una sorta di protesi del nostro corpo, aumenta le nostre capacità e ci permette di essere connessi in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo (o quasi…), rendendoci capaci di conoscere pressoché tutto in tempo reale e, soprattutto, di gestire le nostre relazioni in modo molto più organizzato, ad esempio facendo precedere le nostre telefonate (ove indispensabili) da un messaggio WhatsApp per capire se il nostro interlocutore è disponibile, se non addirittura mostrando a lui e a chiunque vogliamo ciò che vediamo davanti ai nostri occhi, in diretta.

La rete è oggi parte di noi. La rete siamo tutti noi e questo è ancora più evidente in un “piccolo mondo” come quello di Cremona, in cui lo spazio e la distanza, tra la fruizione virtuale delle informazioni e quella reale, sono estremamente ridotti, quando addirittura non sovrapposti.

 

Realizzato a cura di Claudio Gagliardini