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A poco più dal secondo compleanno di Cobox ripercorriamo le tappe che hanno portato alla sua nascita con uno dei nostri resident, Corrado Ignoti, figura notissima nel mondo informatico locale che ha letteralmente attraversato tutte le stagioni della Rete a Cremona ed è stato direttamente coinvolto nella nascita di Cobox. Dalla pionieristica Rete Civica, passando per la passione per il software open col Linux User Group, fino all’attuale impegno nella web agency di Linea Com.

Corrado ci racconta le vicissitudini che hanno portato alla nascita del coworking “made in Cremona”.  «Entrai in contatto con il Tag – Talent Garden, il coworking per innovatori digitali di Brescia. Passai alcuni giorni, in occasione di una iniziativa dedicata alle start up. Il mondo del coworking mi piaceva, mi piaceva l’idea di persone non chiuse sul proprio progetto, ma aperte alla contaminazione. Internet in fin dei conti è nata proprio così, da persone che hanno messo un’idea in comune, mentre altre persone hanno aggiunto nuovi pezzi, nuovi contributi. Chi fa il mio lavoro trova spesso soluzioni a problemi nei forum… dove però manca del tutto il contatto fisico. Mi piaceva molto vedere le persone che lavoravano negli stessi spazi, su progetti differenti, ma trovavano soluzioni comuni». Siamo agli inizi degli anni ’10 e Corrado lavorava già per Linea Com (ex Aemcom) società che ha portato la fibra ottica a Cremona facendo compiere un salto quantico al livello tecnologico in città e provincia. «Nel corso di una chiacchierata con Gerardo Paloschi, attuale direttore di Linea Com, seppi che anche a Cremona c’era l’idea di realizzare qualcosa di simile. Iniziammo a sondare il mondo informatico cremonese, per capire se ci fosse questa necessità».

Subito dopo, ci racconta Corrado, entrarono in contatto con Matteo Monfredini, presidente di MailUp, per parlare dell’idea del coworking.
In questa fase iniziale il progetto sembrava irraggiungibile, troppe idee contrastanti.
Era il 2011... Poi si formò un gruppo operativo e il progetto iniziò a prendere forma armonizzandosi e divenendo subito operativo.
Come ci spiega Corrado era chiaro da subito che si volesse creare qualcosa di diverso dai coworking che erano già sorti altrove, si voleva costituire un coworking tagliato su misura per Cremona.
Cobox venne concepito come un luogo su misura a partire dagli spazi. Il più delle volte i coworking sono grandi open-space dove le persone lavorano qualche giorno alla settimana, ma spesso non risiedono nemmeno lì.
«A Cremona – continua - serviva un luogo che per il professionista fosse più stabile: il target di Cobox è innanzitutto quello dell’IT, ma non solo: questo è il posto ideale anche per altre professioni che abbiano un forte legame con il mondo del web, open data e smart city».

Cobox insomma non ha mai voluto essere solo “una scrivania”, perché «chi si siede qui viene a conoscere una comunità». Infatti non è un caso che in seno al coworking sia nato BrewBox, un circuito aperto di persone, nato spontaneamente, che - finito il lavoro - si fermano qui per iniziative che possono essere utili allo sviluppo delle conoscenze di tutti quanti.
Cobox è un vero e proprio villaggio digitale, coi suoi tempi, abitudini, differenze e momenti comunitari. La popolazione è segmentata. Qui ci sono i resident, cioè coloro che abitano stabilmente il coworking e hanno fatto di una parte dello spazio disponibile la propria base operativa permanente, ma ci sono anche una serie di habitué che popolano le zone più open space. Dato che si tratta di imprese che utilizzano la tecnologia per il loro business principale, queste presenze hanno ulteriormente arricchito Cobox.

Corrado ci racconta anche come vede il futuro di Cobox: : «Il passaggio più imminente è la collocazione nel Polo per l’Innovazione Digitale, sempre con la stessa logica e filosofia: spazi chiusi e trasparenti quando servono, ma allo stesso tempo aperto allo scambio. Vedo un coworking sempre più orientato al mondo IT ma anche base di sviluppo per altro business. In che modo si relazionerà rispetto ai cittadini? Spero si confermi un luogo di scambio anche per i non addetti ai lavori. Fin da studente ho il pallino del digital divide: oggi tutti abbiamo internet in tasca grazie agli smartphone, ma dobbiamo anche essere consapevoli di come la tecnologia può cambiare la vita di tutti, anche dei non-tecnici: serve imparare a conoscere e dominare la tecnologia, per far sì che non accada il contrario. Cobox e il Polo siano quindi un luogo in cui la tecnologia viene “sminuzzata”, e riadattata al territorio per il bene di tutti».