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La Grande Recessione entra nel suo decimo anno e non sembra intenzionata a rimettere in piedi l’economia europea e mondiale. Siamo a terra, ma le nuove tecnologie e i nuovi scenari potrebbero aiutarci a rialzarci, se solo...

Se c’è una cosa che Expo 2015 dovrebbe averci insegnato chiaramente è che la vera sfida dei prossimi decenni non sarà soltanto o principalmente quella lanciata dalla crisi economica della Grande Recessione, che ci accompagna ormai da 10 anni, ma quella legata al cibo e alle risorse del nostro pianeta.
La poderosa migrazione dalle campagne alle grandi città che ha caratterizzato la fase del boom economico del dopoguerra e che non si è mai interrotta, rendendo le metropoli sempre più caotiche, inquinate e invivibili, ci ha prospettato un’utopia che sino ad oggi ha tenuto benissimo, senza mai vacillare: quella della società del benessere, in cui nulla manca e basta andare al supermercato, per comprare qualsiasi cosa.
Negli anni, questo è stato reso possibile ogni giorno, festivi compresi, praticamente ad ogni ora e senza nessun altro limite che quello legato alla vendita di alcolici ai minorenni, nelle ore notturne. Supermercati sempre aperti (e sempre più automatizzati), scaffali sempre pieni, assortimento sempre più vasto.
Non esistono distanze in grado di limitare l’importazione di merci, stagioni in cui non si possa consumare qualsiasi cosa, gusti, diete e filosofie alimentari che non trovino soddisfazione, nei grandi punti vendita della GDO e delle sue catene, che dominano il mercato senza nessuno scrupolo e affossano sempre più i piccoli produttori e i commercianti locali.
Difficile, se non impossibile, trovare corsie o scaffali disassortiti o prodotti mancanti. Al contrario, c’è talmente tanto assortimento di prodotti che si fa davvero fatica, ad orientarsi tra decine di tipologie diverse dello stesso ortaggio o della stessa materia prima, tanto che spesso il fattore discriminante per la scelta è solamente il prezzo.
In questo scenario, centinaia di nuove aziende e di startup, in tutto il mondo, stanno immaginando un modello diverso, che rimetta al centro le persone e gli consenta di essere più autonome, più consapevoli e più attivamente parte di un futuro diverso, in cui si torna a ragionare sulla soddisfazione dei bisogni primari e sulle dinamiche della società.
Un mondo con meno o addirittura con nessuno spreco, in cui lo sfruttamento delle energie rinnovabili e una gestione molto più oculata e sempre più automatizzata delle risorse consenta non soltanto alle famiglie di ridurre i costi, in molti casi di azzerarli, ma anche di trasformare quelle che un tempo erano passività in voci attive.
Domotica avanzata, internet degli oggetti, recupero degli scarti, delle materie prime e delle risorse (es. acqua piovana), energie pulite e rinnovabili, automazione. Queste ed altre tecnologie, permetteranno molto presto di cambiare completamente i nostri stili di vita, risparmiando tempo e fatica, riducendo consumi e sprechi, ottimizzando le risorse economiche e migliorando il nostro livello di partecipazione attiva ai nuovi modelli delle città intelligenti (Smart City) e dei territori intelligenti (Smart Land).
Tra le tante innovazioni e tecnologie che ci permetteranno di vivere meglio e di avere un impatto più positivo sulla società e sull’ambiente, grande importanza avranno proprio quelle legate alla produzione di cibo, che contribuiranno a diminuire la richiesta e conseguentemente ad abbassare gli sprechi enormi che oggi gravano sulla distribuzione.
Oggi, infatti, il rovescio della medaglia delle corsie e degli scaffali sempre pieni è rappresentato proprio dallo spreco, che ha due drammatiche conseguenze: l’abbassamento della qualità, perché occorre produrre moltissimo, più che farlo bene e l’innalzamento dei prezzi, per rendere sostenibile in termini economici lo spreco.
Produrre cibo in casa ridurrà questi fenomeni e permetterà anche di mangiare meglio, perché coltivare frutta e verdura sarà molto più semplice, con tecnologie che ne automatizzeranno il processo.
Il mercato offre già numerose possibilità, per chi vuole provare a coltivare direttamente in casa, oppure sul balcone o in terrazzo. Gli spazi necessari si stanno sempre più compattando, tanto che può davvero bastare un terrazzino o una stanza, per iniziare a produrre cibo.
Molte le tecniche e le tecnologie già disponibili, ma presto saremo sorpresi da strumenti come la serra automatizzata Tomato+, non ancora sul mercato ma decisamente promettente, perché insieme agli orti verticali da balcone e alle molteplici altre possibilità, alcune delle quali già disponibili (es. la serra idroponica Groove), potranno davvero consentire alle persone di tornare a produrre parte del cibo in proprio, a km zero e con il minimo spreco.
Ovviamente tutto questo avrà un costo, ma questa nuova era ci porterà inevitabilmente a ridefinire le nostre priorità. Oggi spendiamo mediamente 15 mila Euro ogni 5 anni, per possedere un’automobile che poi grava sui nostri bilanci per altri 3.500 Euro annui di spese, tra assicurazione, bollo, carburante, manutenzione, ecc. Più di 6 mila Euro che se ne vanno ogni anno per fare pochi chilometri nel traffico della città, alcuni dei quali per andare a comprare proprio del cibo.
Spendiamo per l’automobile, per i consumi e per molte altre voci, molte delle quali potrebbero essere decisamente contenute. La più importante, che è proprio quella legata al possesso e all’utilizzo dell’automobile, potrebbe essere presto abbattuta dalle molte possibilità di noleggio, che con le auto a guida autonoma diventeranno comodissime: la chiamo quando mi serve, mi viene a prendere a casa, mi porta dove mi serve e poi se ne va da sola. Anche le rinnovabili contribuiranno a diminuire il peso dell’energia sui bilanci familiari, sui quali potranno così a buon titolo gravare tutti quegli investimenti che, ancora di più, ci permetteranno di risparmiare e di renderci più autonomi. Anche nella produzione di parte del cibo che mangiamo.