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Le nuove tecnologie stanno cambiando il mondo da tutti i punti di vista e in tutte le direzioni, in modo molto più profondo di quanto riusciamo ad immaginare, tanto che in molti si ostinano a chiamare futuro qualcosa che è già reale e presente. La fantascienza che ha accompagnato l’infanzia e l’adolescenza di molti di noi, in molti casi è oggi più che superata dalla realtà, anche se spesso fatichiamo ancora ad accorgercene.

Poi per fortuna capitano “miracoli”, come quello accaduto ad una nostra concittadina, la signora Alina, la cui storia è raccontata sul Corriere della Sera del 24/11, in Cronaca di Brescia (https://goo.gl/6ATZOD), dove le hanno ridato la possibilità di camminare dopo un anno in cui era rimasta paralizzata alle gambe, a seguito di un incidente d’auto.

Alina, che lavorava come OSS alla Casa di Riposo di Sospiro e che ha subito una lesione incompleta al midollo spinale, è uno dei pochi pazienti che hanno avuto l’opportunità di essere inseriti in un programma di riabilitazione incentrato sull’utilizzo del dispositivo ReWalk, dell'azienda americana ReWalk Robotics: un esoscheletro robotizzato che le permette di stare in piedi e di muovere le gambe.

Questa tecnologia è stata adottata sino ad oggi soltanto da sette centri specialistici in tutta Italia, tra cui la Domus Salutis di Brescia, dove Alina si è sottoposta a questo programma e ha iniziato un nuovo capitolo della sua vita.

Il suo caso è uno dei moltissimi in cui le nuove tecnologie stanno avendo un ruolo fondamentale, intervenendo laddove non esisteva alcuna speranza, fino a pochissimi anni fa. Merito di un’accelerazione dei progressi scientifici e tecnologici che si sta verificando a partire dalla terza rivoluzione industriale, che dagli anni ‘70 in poi ha dato il via alla rivoluzione informatica e in seguito a quella legata al web e alle tecnologie correlate.

Con la maturità di questo scenario si è infine assistito ad un’ulteriore dirompente rivoluzione, che ha portato la rete al centro di tutto e l’ha liberata dai cavi che la costringevano nelle case e negli uffici, consentendo all’industria di rilasciare tutti quei dispositivi che oggi utilizziamo con disinvoltura, come se li conoscessimo da sempre.

Per capire quanto il mondo ci stia cambiando sotto i piedi, basti pensare che lo smartphone si è diffuso da meno di dieci anni (il primo iPhone è stato messo in commercio nel 2007 ed è arrivato in Italia dopo un anno) e che questi dispositivi si sono imposti nell’arco di pochissimi anni, fino a diventare lo standard per la telefonia mobile e il compagno quotidiano di ciascuno di noi.

Alla stessa velocità degli smartphone, anche se con una visibilità molto inferiore e molto più di nicchia, stanno crescendo ed evolvendosi molte altre tecnologie, spesso sinergiche tra loro, che nei prossimi 10 anni cambieranno completamente il mondo.

Internet Mobile, infatti, è in qualche modo il “capocordata” di alcune tecnologie che l’americana McKinsey & Company già nel 2013 aveva indicato come le “12 disruptive technologies [..] that will transform life, business, and the global economy”, ovvero le 12 tecnologie dirompenti che trasformeranno la vita, il lavoro e l’economia globale. Tra queste sono annoverate l’automazione, la robotica avanzata, IoT - Internet of Things, il cloud, la stampa 3D, le energie rinnovabili e il loro immagazzinamento, la nanotecnologia e i materiali avanzati. Tutte tecnologie che stanno profondamente cambiando anche la medicina e, soprattutto, la possibilità di “aumentare” o di riparare il nostro corpo con parti e pezzi costruiti tecnologicamente e dotati di una propria intelligenza, che gli permette di dialogare con il nostro organismo e di sostituire organi, magari realizzati con la stampa 3D, o parti non più funzionanti.

Presto Robocop non sarà più soltanto il frutto dell’immaginazione di uno scrittore o di uno sceneggiatore, ma un’opportunità per tutti gli esseri umani, che potranno “ibridarsi con le macchine” grazie a parti fisse o mobili, impiantate o semplicemente “indossate”, come nel caso della cremonese Alina e del suo esoscheletro robotizzato.

Progressi importanti, ma che stanno già animando il dibattito scientifico, filosofico e religioso. In ambito sportivo, ad esempio, fece scalpore il caso dell’atleta paralimpico sudafricano Oscar Pistorius quando chiese e ottenne di poter correre insieme agli atleti normodotati e, con le sue protesi in fibra di carbonio, arrivò in semifinale a Londra 2012. Già allora si disse che presto avrebbe potuto diventare un plusvalore, piuttosto che un handicap, avere protesi performanti come e più di un arto naturale.

L’uomo / Robot di un futuro vicinissimo potrebbe infatti essere molto più forte, veloce e prestante di un uomo normodotato e sano. I suoi nuovi pezzi potrebbero non ammalarsi più, non affaticarsi, non invecchiare, non avere problemi con il caldo o con il freddo, resistere a qualsiasi urto o danneggiamento. Aspetti molto positivi, che potrebbero però alterare profondamente la nostra natura e la nostra umanità, avvicinandoci alle macchine, che nel frattempo ci raggiungeranno per capacità e si avvicineranno a noi per intelligenza, portandoci via moltissimi lavori ed entrando in competizione con noi su molti livelli.

L’uomo del futuro assomiglierà dunque ad una macchina? Le logiche della performance e della competizione ci spingeranno ad intervenire sul nostro corpo con la tecnologia, così come ora facciamo con la chirurgia plastica? Questi scenari sono molto meno distanti di quanto si possa immaginare e a nulla giova scandalizzarsi o demonizzare, così come non serve esaltarsi all’idea che saranno sconfitte malattie e incidenti. Quello che dobbiamo capire è che i progressi scientifici e tecnologici saranno sempre più rapidi e che arriveremo presto ad un punto in cui ci saranno proposti prodotti, servizi e cure mediche di cui non conosciamo nemmeno l’esistenza, perché saranno stati appena inventati e quasi contemporaneamente commercializzati. Sarà un mondo velocissimo, pieno di opportunità e di incognite che non dovranno spaventarci o bloccarci, ma spingerci a ad essere curiosi e ad imparare in fretta.

Realizzato a cura di Claudio Gagliardini