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Tra quello che vediamo e che tocchiamo con mano e le infinite possibilità e prospettive che la fantasia di miliardi di persone e di intelligenze può offrire, esistono sconfinati mondi virtuali, che le nuove tecnologie ci permettono di creare, di esplorare e di vivere. Sembra solo un gioco, ma è molto di più.

Era la fine degli anni ‘80 del secolo scorso, quando si iniziò a parlare in tutto il mondo di Realtà Virtuale. Per almeno una trentina d’anni si era già assistito ad alcuni tentativi e step per arrivare a una definizione e a un vero tentativo di rendere questa strada percorribile, grazie agli sviluppi della tecnologia e ad una nuova cultura che stava emergendo, a seguito della rivoluzione informatica, che di lì a poco avrebbe visto la nascita e la diffusione del World Wide Web.
Pochi anni prima, nel 1982, lo scrittore americano William Gibson aveva utilizzato per la prima volta un altro vocabolo chiave di questa imminente rivoluzione: il termine ciberspazio (cyberspace), con il quale oggi comunemente si indica la dimensione immateriale della rete internet, ovvero lo spazio tra i computer di tutto il mondo collegati tra loro in rete, consentendo alle persone di interagire tra loro.

Ma quella che oggi definiamo Realtà Virtuale viene ancora più da lontano. Già nel 1968, lo scienziato e informatico americano Ivan Sutherland, aveva creato quella che poi sarà conosciuta come la "Spada di Damocle", una sorta di dispositivo per realtà virtuale con visore, talmente pesante da non poter essere utilizzato se non appeso al soffitto.

Se negli anni ‘90 del XX secolo la VR (Virtual Reality) sembrava pronta per esplodere, tuttavia, tanto che si iniziò ad utilizzare questa definizione anche in senso metaforico e in molti contesti differenti, i limiti tecnologici dell’epoca non le permisero di emergere e di diffondersi, se non a livello di prototipazione e di sperimentazione. Si dovrà aspettare la seconda decade del secolo successivo per vederla tornare alla ribalta, grazie a dispositivi finalmente performanti, connessi in rete e a buon mercato, in grado di erogare VR in autonomia o con l’ausilio di periferiche come gli smartphone.

Non siamo ancora arrivati ad una piena maturazione di questa tecnologia, ma oggi la Realtà Virtuale è definitivamente disponibile per molteplici applicazioni e scopi, in ambito scientifico (con particolare riferimento alla medicina), didattico, culturale, ludico e molto altro ancora.

Per provarla basta investire i pochi euro che servono ad acquistare un visore in cui inserire lo smartphone, ambito in cui già da qualche anno si è lanciata con convinzione Google, producendo un visore in cartone (Google Cardboard) che può essere montato con facilità o addirittura realizzato da zero, a partire dal disegno su carta.
La rete è già strapiena di applicazioni che sfruttano questa tecnologia e che ce la fanno conoscere in modo semplice e intuitivo, permettendoci di visitare in modo virtuale luoghi e città, a partire da “Google StreetView” o da “Google Earth”, ad esempio. Ma anche musei, dove ancora Google è protagonista con “Google Arts & Culture”, che mette a disposizione in forma gratuita contenuti provenienti dagli oltre 1000 musei e archivi di tutto il mondo che hanno collaborato con il “Google Cultural Institute”.

Testare questa tecnologia e le sue opportunità è un’esperienza che apre la mente a molte suggestioni e idee, che possono cambiare il nostro modo di vedere la realtà e trasformarsi in progetti concreti. La Realtà Virtuale, del resto, sfrutta gli stessi meccanismi che il nostro cervello utilizza per farci “vedere in anteprima” le cose che poi effettivamente faremo.
Ogni volta che iniziamo ad elaborare un viaggio, un progetto o un’azione, il nostro cervello inizia a pensarla e ce la fa immaginare, basandosi sull’esperienza, su quello che già ne sappiamo, sulle nostre attitudini, sul nostro carattere, il nostro modo di affrontare le cose e perfino sui nostri pregiudizi e su quello in cui crediamo.
Non si tratta di una elaborazione puntuale o particolarmente affidabile, tanto che spesso, dopo aver fatto davvero quello che ci eravamo proposti, finiamo per ammettere che ce l’eravamo immaginato in modo diverso.
Queste costruzioni mentali, astratte, non per tutti semplici da decifrare o da perfezionare, possono oggi concretizzarsi nella Realtà Virtuale e farci provare qualsiasi esperienza in anticipo e per quante volte vogliamo.

Ecco perché la VR si presta in modo eccezionale a numerosi ambiti professionali. La usano i piloti di aereo, ad esempio, per fare pratica prima di volare o di mettere le mani su un nuovo apparecchio. La usano i chirurghi, in sede di preparazione per le operazioni più complesse e addirittura nel corso delle stesse, in sinergia con altre tecnologie e su numerose tipologie di strumenti.

Non esiste ambito in cui la Realtà Virtuale non possa trovare applicazione, come dimostrano sperimentazioni come quella fatta recentemente dalla Castrol, ad esempio, con i “Castrol EDGE Titanium Trials”, in cui piloti e macchine reali si sono immersi nella Realtà Virtuale dando vita ad incredibili avventure tra realtà e finzione (https://youtu.be/RoUakhvvOLA).

Questa tecnologia è pronta per essere inserita in qualsiasi ambito lavorativo, con funzioni che vanno dalla formazione all’advertising, coprendo l’intera gamma delle necessità ed esigenze che le aziende e le persone possono avere. Imparare a conoscerla è dunque fondamentale, a partire dalle applicazioni ludiche, perché la VR sarà sempre più una partner quotidiana di ciascuno di noi.