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Numericamente non sono molte, le tecnologie che stanno letteralmente cambiando il mondo e che avranno un grande impatto sull’economia mondiale, nei prossimi 10 anni. A cosa potrebbero portarci? Al ritmo attuale non è facile guardare avanti due lustri, ma alcune tendenze sembrano chiare.

Nel maggio del 2013 il McKinsey Global Institute pubblicò il report “Disruptive technologies: Advances that will transform life, business, and the global economy”, in cui erano indicate 12 tecnologie emergenti che, secondo gli autori della ricerca, avrebbero avuto un grande impatto negli anni successivi, con una finestra temporale fino al 2025.

Un impatto economico, espresso in termini di fatturato, ma anche in funzione del grande cambiamento che il mondo sta vivendo, dalla cosiddetta Rivoluzione Digitale in avanti. Più in particolare, dalla rete mobile e dalle tecnologie in cloud, in avanti, perché queste sembrano aver rappresentato un vero e proprio spartiacque, in grado di abilitare molte altre tecnologie e implementazioni.

Cosa ne è, di quelle 12 tecnologie, a distanza di quasi cinque anni? I trend indicati da McKinsey si stanno confermando? Ci sono nuovi player, nel panorama delle tecnologie emergenti? Per capirlo dobbiamo provare ad analizzare alcune di queste tecnologie e cercare di immaginarne le evoluzioni.

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Analizzando il report, la parte del leone spetta ovviamente ad Internet Mobile, che in questi anni si è confermato assoluto protagonista e che viene accreditato di un impatto economico tra i 4 e gli 11 trilioni di dollari entro il 2025. La rete mobile è alla base di tutto, il collante in grado di unire tra loro le tecnologie e di farle funzionare, in sinergia con altre tecnologie.

A seguire, il report McKinsey indicava tre tecnologie molto vicine tra loro come potenziale economico massimo, sebbene con forchette differenti. Molto ridotta quella relativa all’automazione dei lavori della conoscenza, che era accreditata di un impatto tra i 5 e i 7 trilioni di dollari, mentre più ampie erano previste quelle relative a Internet of Things (IoT) e Cloud, appaiate a 6 trilioni di dollari di impatto massimo, partendo rispettivamente da un minimo di 3 e di 2.

A queste seguivano nell’ordine la Robotica Avanzata e i Veicoli a Guida Autonoma o semi autonoma, probabilmente ritenute ancora tecnologie acerbe per generare fatturati importanti già entro il 2025. Eppure nel frattempo molto è cambiato. In soli quattro anni, la discesa in campo su entrambi i fronti di colossi come Google e Apple, oltre che di altri brand operanti in molti settori dell’hi-tech, hanno accelerato i tempi e cambiato le carte in tavola, oltre che la mera percezione degli addetti ai lavori.

I robot, ad esempio, appaiono più che mai pronti per sostituire gli uomini sulla maggior parte dei lavori che, fino a pochissimi anni fa, sembravano destinati a rimanere appannaggio degli esseri umani e delle loro sino ad allora inimitabili caratteristiche e capacità.

In pochissimi anni l’Intelligenza Artificiale ha fatto passi da giganti e, oggi, il cognitive computing non è più un lontano miraggio. Sebbene nessuna macchina abbia ancora superato il test di turing1, dimostrando di saper pensare in modo autonomo, molti esperimenti e prototipi stanno avvicinandosi a grande velocità a questo traguardo, che avrà un impatto inimmaginabile.

Per quel che riguarda le capacità fisiche, invece, i robot ci hanno già superato da tutti i punti di vista, oltrepassando limiti che sembravano insormontabili. Oggi i robot corrono, saltano, mantengono l’equilibrio su percorsi accidentati e si rialzano quando cadono. Aprono porte, riconoscono oggetti, persone, animali, ostacoli, sono in grado di compiere lavori in modo pressoché autonomo e, presto, sapranno addirittura programmarsi e aggiustarsi da soli, oltre che costruirsi in modo autonomo.

Per quanto riguarda le auto a guida autonoma, Google e altri sperimentano sulle strade ormai da anni, ma ci sono già player, prima tra tutti la Tesla, già in grado di venderle, benché manchino ovunque le normative necessarie per utilizzarle senza la supervisione e l’intervento umano. Negli ultimi due anni si sono già registrati i primi incidenti in guida autonoma, ma la percezione è quella di essere di fronte ad una tecnologia pronta per il lancio definitivo. Si dovrà davvero attendere oltre il 2025, per vederla imporsi sul mercato? Nonostante tutte le possibili resistenze e incombenze sembra piuttosto improbabile.

Benché sia tuttora piuttosto ferma, infine, appare cauta anche la valutazione sulla stampa 3D, accreditata di una forbice di fatturato al di sotto del trilione di dollari. Ovviamente parliamo di impatti molto diversi, dal punto di vista economico, rispetto alle tecnologie sin qui analizzate, ma la stampa 3D potrebbe imporsi con forza, nei prossimi anni, fino a rappresentare anche un notevole strumento di ottimizzazione dei budget familiari e delle aziende, in un delicato momento di passaggio come questo.

In molti casi la filiera del prodotto finito potrebbe essere infatti completamente stravolta, tanto da ridursi ad un passaggio diretto dal brand, sotto forma di progetto da stampare, al suo acquirente utilizzatore, che si limiterebbe ad acquistare la materia prima per produrlo in modo autonomo, in casa o in azienda.

Senza addentrarsi ulteriormente, l’ottimo report di McKinsey resta dunque di grande attualità, ma non sono escluse sorprese, anche significative, rispetto agli impatti economici previsti per le singole tecnologie analizzate.

Un’ultima considerazione è d’obbligo, quando si affronta questa tematica: quello che molti continuano a chiamare futuro è in realtà un presente di nicchia, che ancora pochissimi stanno vivendo ma che è già realtà. Una realtà cui faremo fatica ad abituarci, ma che entrerà nelle nostre vite in tempi rapidissimi.

1Il test di Turing è un criterio per determinare se una macchina sia in grado di pensare. Tale criterio è stato suggerito da Alan Turing nell'articolo Computing machinery and intelligence, apparso nel 1950 sulla rivista Mind. FONTE: https://it.wikipedia.org/wiki/Test_di_Turing