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I lavori al cantiere del Polo Tecnologico, destinato a rigenerare l'area conosciuta dai cremonesi come Ex Macello, sta dando in questi mesi alcuni dei suoi primi e più visibili frutti.
Ma quella del Polo Tecnologico è una storia che parte da molto lontano.
Il nuovo centro di ricerca e sviluppo è il frutto di un percorso partito da lontano.
Della Rete Civica degli anni ‘90, lungo la traccia di uno studio strategico sull'innovazione richiesto al Censis e promosso da Comune, Provincia e Camera di Commercio, insieme a Aem, Politecnico di Milano (Campus di Cremona). A quello studio preliminare seguì nel 2007 un nuovo studio di pianificazione strategica territoriale, dal titolo “Cremona: verso il piano strategico della città”.
In questi documenti si individuavano alcuni scenari evolutivi di crescita e di valorizzazione del capitale intellettuale, tra cui uno dedicato alle nuove tecnologie: «L’intera provincia sarà cablata o raggiunta con sistemi wireless. Imprese e cittadini usufruiranno di servizi telematici avanzati, le imprese si svilupperanno come distretto digitale, caratterizzato da stretta interdipendenza tra imprese, istituti di ricerca, Camera di Commercio, associazioni di imprese». Dopo oltre 10 anni, questo scenario sta trovando concretezza e sintesi nel Polo tecnologico.
Il Polo vuole diventare una “casa” di tutte le realtà che operano e sono interessate alla digital innovation, indipendentemente dal settore d’applicazione, un luogo di aggregazione in cui la prossimità fisica riesca ad innescare meccanismi virtuosi di condivisione, contaminazione e sviluppo tipici dei distretti digitali.