kitchen-garden-697894_1280

E se stesse per finire la grande utopia metropolitana, concretizzatasi dopo le grandi guerre con l’abbandono delle campagne e la grande urbanizzazione? Presto i grandi centri urbani potrebbero avere molto meno senso e l’agricoltura potrebbe riprendere peso, con un ritorno alla terra più tecnologico e moderno.

Costava fatica, sudore e sacrifici, coltivare la terra prima delle grandi guerre. A farlo erano soprattutto piccole famiglie di contadini, anche se c’erano già aziende che si stavano lanciando verso un futuro fatto di multinazionali e di cartelli, che in pochi decenni avrebbero spazzato via quasi tutto.
L’agricoltura della prima metà del ‘900 non era poi così lontana da quella degli antichi, nonostante molte tecnologie fossero già disponibili. I primi trattori agricoli, ad esempio, fecero la loro comparsa sul mercato insieme alle prime automobili, ma come queste non erano certo per tutti.

A seguire arrivarono molte altre tecnologie, macchine e metodi nuovi, che però non erano alla portata dei piccoli contadini, i cui figli decisero in massa di cercare fortuna in città. Il resto è storia che conosciamo bene: le grandi metropoli proliferarono nel giro di pochissimi anni, quelli del boom, quelli del miracolo italiano, che riempirono di gente le grandi città del centro nord e portarono la gente lontana dalle campagne e da qualsiasi possibilità di produrre cibo in autonomia.
Nel frattempo la popolazione mondiale, dopo i picchi negativi delle guerre e della povertà, tornò a crescere, questa volta con uno slancio mai visto in passato. Se nella prima metà del 1800, dopo la rivoluzione industriale, si era superato per la prima volta il miliardo di persone (si presume fossero 200 milioni ai tempi di Cristo), il 1900 segna un’escalation micidiale, dal miliardo e seicentocinquantamila persone di inizio secolo ai 6 miliardi di persone della fine del secondo millennio, con una crescita media di 44 milioni di persone l’anno.

Oggi siamo oltre 7 miliardi di persone, molte delle quali scomodamente pressate nelle metropoli di tutto il mondo, dove possono contare soltanto sul commercio, per nutrirsi. Se questa macchina dovesse incepparsi, per qualsiasi ragione, nel giro di poche settimane scoppierebbero immani rivolte e la guerra civile sarebbe garantita, con conseguenze catastrofiche, se questo fosse dovuto ad un crollo mondiale dell’economia. Ipotesi che non sembra affatto impossibile.
Nel frattempo, però, la tecnologia sta rimettendo tutto in discussione. Presto perderemo una percentuale altissima dei posti di lavoro che oggi conosciamo, ad esempio, perché intelligenze artificiali sempre più evolute, automazione e robotica avanzata sostituiranno un gran numero di persone in molte tipologie di lavoro.
Sembra una pessima notizia, ma potrebbe non esserlo, perché nel frattempo si stanno aprendo interessanti prospettive, per chi saprà fare i passi giusti e rendersi quanto più possibile autosufficiente, a partire dalla produzione di energia e di cibo.
Avranno ancora senso, le grandi metropoli, quando esse non offriranno più lavoro? Senza di esso, inoltre, come faranno le persone ad affollare centri commerciali e negozi per acquistare le merci che gli occorrono per vivere?
La risposta sembra evidente, ma non dobbiamo dare nulla per scontato. Potrebbe accadere, ad esempio, che le città tendano a spopolarsi e che ciascuno torni a desiderare uno spazio in cui provvedere in proprio alla produzione di cibo, ora che questa attività non spezza più la schiena e non necessariamente deve essere svolta a tempo pieno.
Le nuove tecnologie, infatti, a differenza di quelle della rivoluzione industriale e dell’inizio del secolo scorso, sembrano essere appannaggio di una fascia di popolazione molto più ampia, che presto potrebbe disporre di un piccolo orto automatizzato, di serre robotizzate in casa e di molte altre possibilità per produrre o lavorare cibo in autonomia, sfruttando l’energia quasi gratuita prodotta dal sole, dal vento o dal calore della terra.
Quello che ci aspetta sarà dunque un futuro in cui molti potrebbero tornare a coltivare, su scala ridotta, in chiave domestica, per le esigenze della famiglia e probabilmente senza nemmeno sporcarsi di terra, grazie alle nuove tecniche (es. idroponica, aeroponica) e tecnologie, per lo più automatizzate. E questo potrebbe allontanare molti dalle città, se si uscirà dalla logica del lavoro come oggi lo intendiamo.

Realizzato a cura di Claudio Gagliardini