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La crisi che stiamo affrontando non è che l'effetto di un cambiamento epocale, che ci restituirà un nuovo modello e una nuova società. Molti dei lavori che conosciamo non esisteranno più, ma già oggi è possibile iniziare a fare altro, recuperando un'artigianalità che sembrava persa per sempre.

La rivoluzione innescata da internet, alla fine del secolo scorso, e dalla rete mobile all’inizio del terzo millennio, ha permesso alla tecnologia di fare un balzo in avanti impressionante e ci sta lanciando verso una nuova era. Poco resterà, del mondo come lo conosciamo, perché l’impatto di queste nuove tecnologie sarà fortissimo, così come le implicazioni e gli effetti che ne scaturiranno.
Le macchine, le intelligenze artificiali, il compimento del processo di digitalizzazione e una rete sempre più veloce e pervasiva, ci aiuteranno a vivere meglio e a fare cose che fino ad oggi non immaginavamo nemmeno, ma ci porteranno via anche molti dei lavori che, nonostante la crisi, ancora oggi sono in grado di garantirci uno stipendio.

Pensiamo soltanto ai mezzi di trasporto autonomi, che ci risparmieranno la fatica e la responsabilità di guidare, ma che toglieranno il lavoro a schiere di autisti. Oppure ai robot, che hanno già sostituito milioni di operai e che saranno sempre più in grado di fare tutto da soli, mentre per ora è ancora l’uomo, ad esempio, a tararli e a ripararli.
I computer, i robot e le macchine in generale sapranno fare qualsiasi cosa. Molte delle loro mansioni ci metteranno al riparo da rischi e pericoli, come già stanno facendo in diversi contesti, ma in generale esse saranno comunque più brave di noi a fare le singole cose per cui sono state progettate.
Le macchine senza guidatore, ad esempio, sanno già oggi memorizzare i percorsi e le loro caratteristiche, adattando la guida e il comportamento alle strade, alla presenza di ostacoli, di buche, di strettoie e di qualsiasi genere di condizione. Sanno guidare alla perfezione, non si distraggono mai, ma soprattutto elaborano un quantitativo enorme di informazioni in tempo reale, in proprio, grazie ai loro strumenti, o in funzione di dati provenienti da fonti remote, e le incrociano tra loro, arrivando addirittura a prendere decisioni in funzione di qualcosa che sta per avvenire o che potrebbe verosimilmente accadere. Tutto questo, mentre l’uomo si limita a guardare la strada e a decidere cosa fare in funzione di quello che vede o che sente.

Impossibile tentare di resistere a questa avanzata. L’uomo non sarà mai all’altezza di una macchina, quanto a capacità di svolgere un singolo e specifico lavoro, ma le macchine non avranno mai il nostro estro, la nostra duttilità, la nostra elasticità mentale e la nostra umanità. Doti impossibili da emulare, che ci permetteranno di trovare una strada nuova e un nuovo modello, per reinventare la società, le città, il lavoro e uscire definitivamente dalla crisi.

Quando la rivoluzione digitale sarà compiuta, infatti, la nuova economia che ne sarà scaturita avrà bisogno di figure professionali più autonome, concentrate sul territorio e sulla realtà locale, ma con gli occhi aperti verso il mondo intero e con grandi capacità di utilizzare le nuove tecnologie al servizio delle esigenze reali delle persone e della società.

L’era del superfluo e degli oggetti fini a sé stessi sarà solamente un ricordo, così come quella dei prodotti di massa, tutti uguali e tutti mediocri, se non addirittura scadenti.
Così come sta già avvenendo nel mondo del food, in cui le persone stanno riscoprendo le piccole produzioni di eccellenza, a scapito dei prodotti di massa, anche in tutti gli altri settori emergeranno singoli “artigiani digitali” capaci di mettere in piedi piccole attività, quanto più automatizzate possibile, per produrre piccoli quantitativi di oggetti su misura per le singole esigenze. Pezzi unici che saranno ogni volta diversi e che daranno risposta alle singole esigenze dei rispettivi committenti.
Queste nuove “botteghe digitali” disporranno di tecnologie all’avanguardia, troppo costose, troppo ingombranti o di uso troppo poco frequente per essere nelle singole abitazioni, ma accessibili ai nuovi artigiani, che avranno macchine e intelligenze artificiali in grado di fare il lavoro vero e proprio, che loro sapranno progettare e organizzare.
Le grandi aziende forniranno semilavorati, supporti, piattaforme di sviluppo su cui ciascuno potrà progettare e realizzare i propri prodotti, che permetteranno alle città e ai territori di svilupparsi non più subendo i trend e le tecnologie imposte dalle grandi aziende, ma in piena sintonia con le tipicità e con le vocazioni locali.