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Si fa un gran parlare delle opportunità della rete e di come esse sembrino difficili da approcciare per le realtà dei territori meno blasonati. La provincia soffre di scarso appeal sul web, ma il problema non è insito nel mezzo, ma nel modo in cui esso viene utilizzato.
Sono anni, ormai, che si continua a ripetere come un mantra che la rete può salvare le piccole aziende e che può portare alla ribalta territori, città e realtà che fino ad oggi non erano conosciute e apprezzate, se non su scala locale. Prendete ad esempio un territorio come quello di Cremona, con le sue eccellenze e le sue criticità e provate a metterlo in rete, cercando di promuoverlo e di farlo conoscere al di fuori della regione o su scala nazionale.

Non si tratta di un compito difficile, all’apparenza, perché qui ci sono eccellenze come quella della liuteria, per cui Cremona e Stradivari sono brand conosciuti in tutto il mondo. In fondo tutto l’universo della musica è un ambito in cui Cremona ha molto da dire. Qui vengono per imparare a suonarli, i violini, oltre che per acquistarli o per frequentare corsi di liuteria e di restauro. C’è poi il mondo dell’opera, con talenti da tutto il mondo che vengono per migliorarsi e per esibirsi, magari passando dal Teatro Ponchielli per volare poi verso la Scala di Milano e oltre.

Cremona è il classico esempio di una piccola provincia dotata di pochi ma poderosi “superpoteri”, che potrebbero fare da traino per un “sistema territorio” che volesse davvero guardare oltre i confini della regione, della nazione e addirittura del continente. Ma per far questo occorre mettere in piedi un vero sistema, che tenga nel giusto conto queste eccellenze ma che sia disposto a guardare oltre, sia in termini geografici che tematici.

L’errore più grande che il nostro Paese continua a fare, infatti è quello di considerare il turismo come l’unica leva per veicolare l’Italia e i suoi territori in rete, senza considerare che ci sono molte altre strade da percorrere, sul filo del web.

A parte i siti istituzionali, infatti, che quasi sempre sono di scarso o di nessuno interesse per chi arrivasse a visitarli dall’estero, alla ricerca di qualsivoglia informazione, pochissimi investimenti sono fatti verso piattaforme in grado di proporre ai visitatori non soltanto un possibile itinerario di scoperta turistica del territorio, ma un pacchetto di informazioni e di interazione molto più strutturato e dinamico.

In rete si possono certamente vendere pacchetti di viaggio, ma anche prodotti, servizi e itinerari culturali di scoperta, che possono poi sfociare in visite sul territorio, ma anche in acquisto di prodotti tipici, di opere d’arte, di strumenti se non addirittura di idee, che poi possono essere realizzate a casa propria, contribuendo a portare un po’ d’Italia nel mondo.

Il focus esclusivo sul turismo (o poco più) ha distorto nel tempo la comprensione della rete e delle sue dinamiche, tanto che oggi è pressoché impossibile trovare su internet delle piattaforme che sappiano attirare l’attenzione dei motori di ricerca e degli utenti per altro che non sia il turismo, la cultura o lo shopping. Si passa da siti iperspecializzati a giganteschi calderoni, quelli che una volta chiamavamo portali, che raccolgono un quantitativo enorme di informazioni ma che non si prestano alle esigenze dei motori di ricerca e tanto meno a quelle degli utenti.

Il motivo è semplice: a monte di quelle piattaforme non esiste un sistema locale o nazionale in grado di costruire dei percorsi tematici e informativi che sappiano davvero rispondere alle richieste e alle necessità degli utenti. Qualsiasi cosa si faccia e che si voglia promuovere a Cremona attraverso il web, infatti, deve partire da una precisa domanda: perché una persona di Sidney o di Città del Capo, che pure sia potenzialmente interessata, dovrebbe venire a prendere questa cosa proprio a Cremona e proprio da me?

Se si parla di violini o di torrone a Cremona non è poi così difficile (tuttavia nemmeno semplice), ma per qualsiasi altra cosa come si dovrebbe fare? Come potrebbe un artigiano del cuoio di Cremona convincere un australiano o un sudafricano che i suoi manufatti in pelle sono migliori o almeno all’altezza di quelli fiorentini o maremmani? E perché dovrebbero esserlo rispetto a quelli di altre nazioni e di altre eccellenze?

Nessun motore di ricerca e nessun utente potrebbe mai convincersi grazie ad un semplice sito internet, messo online dall’artigiano di turno, ma sarebbe cosa ben diversa se a promuovere quella eccellenza fosse un intero “ecosistema” a carattere locale, regionale e nazionale, su un network di siti, di blog e di piattaforme in cui verticalità e trasversalità, informazione e vendita, cultura e lifestyle sapessero fondersi tra loro e creare dei percorsi più articolati, perseguendo target e strade differenti.

Ecco, è proprio questo che manca, alla proposta in rete del nostro territorio e del nostro Paese. La capacità di fare davvero rete, partendo dalle eccellenze e non lasciando indietro nulla e nessuno, ma soprattutto uscendo dai binari entro cui stanno finendo per affollarsi tutti, senza possibilità alcuna di emergere e di fare la differenza. Quei binari che portano tutti, istituzioni ed organizzazione comprese, a vedere internet come uno spazio di conquista, da popolare in modo esclusivamente autoreferenziale con piattaforme, canali e contenuti che non ci posizionano come parte attiva e partecipe in un sistema, in un modello e su un territorio, ma più banalmente raccontano delle nostre piccole cose, di cui finisce quasi sempre per non importare a nessuno.

Un consiglio per fare meglio? Non prendete in considerazione la rete, per comunicare e per fare marketing, se quello che avete in mente non è letteralmente FARE RETE su scala locale, tematica, sinergica e con lo sguardo aperto ben oltre l’Italia e ben oltre gli schemi convenzionali. E soprattutto non chiedetevi se per far questo servano davvero i social media, perché chi non ha ancora capito a cosa servano non ha capito affatto la rete.

 

Realizzato a cura di Claudio Gagliardini