Format

Stefania Milo è la titolare della web agency cremonese Format, nata nel 2005 come classica agenzia di comunicazione grafica votata al cartaceo, poi lanciatasi alla volta del web, oggi fa parte delle aziende resident di Cobox, il coworking realizzato dal consorzio Crit come avamposto del Polo per l’Innovazione Digitale di Cremona.  Stefania ha abbandonato uno studio nel centro storico della città per condividere spazi con altre imprese e circondarsi di potenziali concorrenti senza pensarci due volte. «Il mio sì è stato incondizionato– ricorda Stefania –  perché da agenzia di comunicazione di piccole dimensioni, trasferirsi in un luogo come questo – così disposto al confronto continuo con altre realtà senza però stravolgere l’assetto della mia impresa – era una occasione da non perdere. Qui c’è un continuo scambio di idee e contenuti... senza pretendere nulla in cambio. Un clima, purtroppo, tipico di pochi settori. Per chi ci osserva dall’esterno c’è ancora la paura di perdere clienti. Se basta avere un’azienda di fianco per perdere un cliente, forse sono io che devo pormi qualche domanda: tutti qui hanno una loro specificità. Da questo punto di vista c’è totale trasparenza e questo è molto bello. Si è molto più colleghi che concorrenti, ci si da tutti una mano, ci si confronta e si cresce molto».

Il lavoro di Stefania si divide principalmente in 2 filoni: da un lato la produzione di contenuti e la cura di campagne di comunicazione, dall’altra l’attività di formazione per aziende sul tema social network.
A Cremona, come nel resto del Paese, la cultura digitale inizia a dare buoni frutti, ma c’è ancora molto lavoro da fare. Infatti molto aziende sono ancora scettiche verso questo mondo. Si parla molto delle possibilità offerte dal web, di come Facebook sia importante per fare business, ma non è ancora chiaro come i social network possano aumentare il fatturato.

E’ cambiata la comunicazione rispetto a pochi anni fa, e i social network sono, tra i nuovi strumenti, quelli più immediati, ma anche i più complessi.
Stefania ci spiega che per un’azienda il ritorno, dato dall’utilizzo dei social,  non è solo sul fatturato ma anche quanto il proprio brand venga diffuso tramite questi canali.
Diverse sono le difficoltà delle imprese nel muoversi in questo mondo.
Infatti, durante i corsi di formazione che Format organizza, non si riscontra ancora quella curiosità che ci si aspetterebbe da chi cerca di farsi da sé un po’ di web marketing. Ci sono, però, casi di imprese più illuminate, solitamente sono animate da persone giovani, che sono molto più sensibili a questo cambiamento. Se non si è consapevoli degli strumenti a disposizione e del loro funzionamento, è difficile capire la bontà di queste strategie, ci spiega Stefania.
Occorre considerare e conoscere le tendenze, le caratteristiche del target di clientela e del territorio di riferimento. Servono quindi uno sforzo culturale e la convinzione e la disponibilità ad approfondire, perché «senza strumenti per valutare questa nuova forma di valore, apparentemente gli sforzi possono sembrare inutili» spiega Stefania.
Nel proprio percorso lavorativo ha incontrato diverse aziende che commettono il più classico degli errori, liquidando Facebook, Instagram e Twitter come piattaforme poco adatte a promuovere piccole attività.
Forse la colpa di campagne fallimentari non risiede nelle piattaforme stesse ma nel modo in cui le aziende utilizzano questo strumento.

L’ascolto è fondamentale: «Da alcuni mesi – continua Stefania- ho iniziato una collaborazione con un’azienda, Buzzdetector, che si occupa di digital intelligence, ovvero l’analisi di bigdata per comprendere ciò che le persone dicono in rete circa i brand. Un lavoro di monitoraggio fatto tramite uno strumento creato dall’azienda (The Signal) con una interfaccia molto semplice a supporto del lavoro dell’analista aziendale, che è facilitato a studiare ciò che si dice online (forum, social, blog per esempio) per migliorare le strategie aziendali. Quindi non solo comunicazione sui social, ma anche analisi».

Il livello successivo dell’analisi che Format ci propone approda a due concetti sempre più presenti nel web marketing: se lo storytelling, una traduzione narrativa dei prodotti, è una tecnica ormai sempre più diffusa fra le aziende attente al marketing, dall’altro lato i mercati mutano profondamente, strutturandosi sempre più come dialoghi in cui produttori e consumatori sono allo stesso livello. Chiunque può commentare, esaltare,  demolire un prodotto direttamente sulla bacheca di Facebook, o nei commenti di uno store digitale. La grande opportunità/insidia del mercato al tempo del web 2.0, per le aziende, è quella di riuscire a recuperare un po’ di umiltà e mettersi all’ascolto dei propri clienti, rispondere alle loro domande, informarli e spiegargli i propri prodotti.
I mercati sono, ormai, conversazioni in cui la democratizzazione dei social network ha giocato un ruolo fondamentale.

Ecco il video dell'intervista a Stefania Milo.