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Esistono centinaia di testi e di risorse che promettono di spiegare come si faccia business nell’era digitale, indicando strategie e attività utili per arrivare al successo, ma troppo spesso esse riportano formule aleatorie e complesse, oppure si perdono nella banalità. Cosa serve davvero?

Come si fa a far funzionare davvero un’azienda, in quest’epoca in cui i cambiamenti sono rapidissimi e la rivoluzione digitale ha stravolto il mondo, il mercato e le abitudini delle persone? Quali sono le strade per ottenere risultati, in un contesto liquido come questo, se non addirittura gassoso? Esistono ancora le regole auree del business e del marketing? Ovviamente si, ma questo nuovo millennio appena iniziato sta davvero rivoluzionando il modo di fare impresa e di stare sul mercato.

Per fare bene in questi anni non bisogna dimenticare quello che abbiamo imparato in millenni di impresa, di mercato e di business, ma occorre assolutamente focalizzarsi su quei pochi paradigmi che stanno riscrivendo le regole, cambiando il lavoro delle aziende e le aspettative delle persone. Tra i tanti, ecco alcuni degli aspetti che possono fare la differenza.

  • Distinguersi, differenziarsi, innovare.

Non si tratta sicuramente di aspetti particolarmente innovativi, ma in questa fase più che mai essi non rappresentano oggi un plusvalore, ma la sola strada possibile per rimanere in piedi. Oggi distinguersi è una necessità assoluta, perché il mercato è saturo e la battaglia sul prezzo è la più deleteria che si possa immaginare.
Distinguersi significa fare qualcosa di diverso, ma soprattutto innovare, cosa difficile anche per le grandi aziende multinazionali e possibile ad una sola condizione: destinare budget e risorse alla ricerca, asset fondamentale per un business che duri nel tempo e tenga testa ai cambiamenti rapidissimi cui le nuove tecnologie ci stanno sottoponendo.

  • Specializzarsi e diventare un punto di riferimento.

Le aziende che fanno tutto sono un retaggio del passato e funzionavano in un’epoca in cui i mercati erano in fortissima espansione. Oggi solo poche grandi multinazionali possono permettersi di farlo, ma anche queste sono sempre più propense a staccare rami d’azienda e a creare spin-off, piuttosto che tenere sotto lo stesso tetto centinaia di produzioni e di divisioni differenti.
Per quanto riguarda le piccole aziende, invece, l’iperspecializzazione è ormai l’unica strada possibile, perché disperdere energie su più fronti porta rapidamente al collasso, in un mercato con un tasso di cambiamento e di instabilità come questo.
Specializzarsi e puntare ad eccellere in un particolare segmento significa inoltre candidarsi a diventare un punto di riferimento, inizialmente a carattere locale ma con grandi prospettive su scala più larga, perché gli effetti della globalizzazione continueranno a farsi sentire, negli anni a venire, e non sarà raro che piccole eccellenze specialistiche a carattere poco più che locale possano avere grandi opportunità anche su scala internazionale.

  • Fare sistema, rendersi disponibili ad entrare in sinergia.

La conseguenza più immediata e prospettica dell’iperspecializzazione riguarda l’opportunità di sviluppare partnership o sinergie con aziende e professionisti che in precedenza si consideravano come dei competitor, in quanto le attività svolte tendevano a sovrapporsi.
Un’azienda iperspecialistica ha invece nel DNA la collaborazione e fare sistema diventa la strada più semplice per stare sul mercato e per aumentare le opportunità, abbandonando i vecchi schemi competitivi e puntando sulla cosiddetta coopetizione, ovvero su un modello in cui le aziende non si ostacolano tra loro, ma collaborano per soddisfare al meglio le richieste del mercato e per tenere testa ai colossi multinazionali, anche su terreni che fino ad allora erano stati impraticabili.

Questi tre cardini possono davvero fare la differenza tra un’azienda che naviga a vista e che rischia il naufragio e una che prende in mano il proprio destino e si invola verso risultati concreti e durevoli nel tempo. Fare meno e farlo bene consente di ottimizzare costi e risorse, oltre che di essere più snelli e più veloci su un mercato sempre meno indulgente e benevolo, con chi non sa coglierne i cambiamenti.

Realizzato a cura di Claudio Gagliardini