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C’è un pezzo di futuro parcheggiato in via Dante Alighieri, di fronte alla stazione ferroviaria. Sono le auto elettriche di E-Vai, il car sharing ecologico attivo in molte città e luoghi strategici della Lombardia, che permette di muoversi in città senza emissioni, accedendo liberamente alle corsie preferenziali e alle ZTL e parcheggiando gratuitamente sulle strisce blu e gialle.
Noleggiare queste auto è economico, soprattutto in funzione dei loro molti vantaggi e incentivi, e ci aiuta a comprendere meglio cosa accadrà nei prossimi anni, probabilmente entro il 2025, quando le città saranno percorribili soltanto a piedi, in bicicletta o con mezzi ecologici, per lo più pubblici o in condivisione. Presto addirittura a guida autonoma.

Non si tratta di un cambiamento semplice da gestire e da accettare. In molti si sentiranno privati di un pezzo di libertà, esautorati da quello che oggi riteniamo un diritto inalienabile, che è quello di muoversi in macchina o in moto, guidando questi mezzi fin dove dobbiamo o abbiamo voglia di arrivare. La guida ci rende liberi, ci fa sentire protagonisti del nostro tempo, spesso ci esalta e ci fa sentire importanti, specialmente se sotto ai nostri sederi ci sono mezzi costosi e alla moda. L’automobile è uno status symbol, oltre che un mezzo per andare in giro; è così da più di 100 anni e prima delle auto lo era con le carrozze: roba da ricchi e da nobili.

Eppure molti ragazzi si stanno già abituando all’idea di non avere un’auto di proprietà. Magari soltanto per necessità, piuttosto che per scelta, il car sharing sta diventando un’abitudine, nelle grandi città e altrettanto sta accadendo per servizi come blablacar.it, che consentono di trovare un passaggio a pagamento e di condividere il viaggio. Il futuro passa anche da qui, perché il cambiamento epocale che ci aspetta dietro l’angolo ridefinirà le nostre esigenze, le nostre aspettative e i nostri stili di vita.

A breve saranno in pochi a spostarsi per lavoro, ad esempio. Sempre più sarà possibile lavorare da casa, oppure svolgere lavori che non richiedono grandi spostamenti o pendolarismo. Sono in molti a ritenere, peraltro, che in pochissimi anni automazione, robot, macchine e intelligenze artificiali sostituiranno sul lavoro moltissime persone, circostanza che nella sua apparente drammaticità nasconde forse enormi opportunità.

Indipendentemente da tutto questo, tuttavia, per quanto riguarda la mobilità stiamo rapidamente andando verso un indirizzo chiarissimo e di rapida realizzazione: presto avremo macchine a bassissima o nulla emissione inquinante, in grado di funzionare da sole, senza l’intervento umano, per una mobilità che sarà sempre più automatizzata.

Probabilmente per la sperimentazione si partirà dai centri storici, da zone parzialmente pedonalizzate in cui il rapporto rischio - beneficio sarà molto alto, ma presto è ipotizzabile che quello diventi il modello dominante, se non addirittura l’unico. Auto che si guidano da sole e che ci portano dove dobbiamo andare, venendoci a prendere come un taxi e andandosene via da sole, quando non ci servono più, a parcheggiare o a prendere nuovi passeggeri. Oppure a ricaricarsi di energia o a fare manutenzione, attività a carico di altre macchine, in grado di pulire, riparare, aggiornare i mezzi, oltre che di controllarne lo stato di efficienza.

Sembra ancora una prospettiva fantascientifica, quella di avere un’auto simile alla Kitt di Supercar, il telefilm degli anni ‘80 che per primo lanciò sugli schermi l’idea di una macchina a guida autonoma. Quella macchina esiste già ed è addirittura in commercio. Si chiama Tesla, per il momento ha un costo abbastanza elevato, ma presto saranno disponibili modelli di molte marche, a prezzi molto più vicini a quelli delle vetture cui siamo abituati. Sui giornali sono già apparse notizie di incidenti avvenuti in modalità autopilota, in pochissimi anni il livello di sicurezza di questi mezzi salirà fino a percentuali bassissime di rischio, perché le nuove macchine, dotate di intelligenza artificiale e di sensori ad alta tecnologia, sapranno fare quello che nessun uomo può: vedere nel buio o nella nebbia, sapere cosa c’è dietro una curva o un palazzo, conoscere la condizione della strada in tempo reale, interagire con gli altri mezzi senza suonare un clacson e prima che essi compiano qualsiasi manovra e molto altro ancora.

Saranno prudenti, attente, scrupolose. La loro attenzione non si distoglierà mai dalla guida e le loro prestazioni non saranno inficiate da stanchezza, malesseri, malumori, ira o emozionalità. Non avranno paura, sapranno perfettamente cosa possono e cosa non possono fare, non azzarderanno e non cercheranno di impressionare nessuno, come facciamo noi esseri umani.

Le auto a guida autonoma non sono il futuro, ma il presente. Tesla e poche altre aziende in tutto il mondo hanno forzato la mano, accelerando su una tecnologia su cui stanno scommettendo in molti, tra cui colossi come Google e Apple, che presto entreranno nel mercato dell’automotive per cambiarlo per sempre, come hanno già fatto con quello dell’informatica e delle comunicazioni.

Chi crede che questo futuro - presente sia limitato alle grandi metropoli sbaglia, perché le città medio piccole, come Cremona, sono il palcoscenico ideale per la sperimentazione e per l’adozione di un nuovo modello. Quanti anni di guida ci restano, dunque, prima di dover lasciare il volante alle macchine? Potrebbero essere addirittura meno di 10, ma è verosimile ipotizzare che questa transizione non andrà oltre i 15/20 anni, finestra davvero molto piccola per non porsi già da oggi una domanda: vale ancora la pena investire decine di migliaia di euro su una macchina tradizionale?

 

Realizzato a cura di Claudio Gagliardini